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Le evidenze più recenti indicano che le barriere nell’accesso ai servizi sociali, sanitari e riabilitativi colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni più svantaggiate, in particolare i migranti forzati. All’interno di questo gruppo, i rifugiati che hanno subito traumi gravi — come la tortura e altre forme di violenza intenzionale — presentano livelli di vulnerabilità più elevati.

Per rispondere a questi bisogni complessi, nel 2006 è stato istituito il Centro SaMiFo (Servizio Sanitario per i Migranti Forzati) dell’ASL Roma 1. Il centro fornisce assistenza specialistica con un’attenzione specifica alle vittime di tortura e di violenza intenzionale, operando attraverso un modello integrato che coinvolge istituzioni sanitarie pubbliche e organizzazioni sociali del privato.

Dal 2017, i servizi di riabilitazione sviluppati in conformità alle linee guida nazionali per le vittime di tortura hanno rafforzato sia le strategie di prevenzione sia quelle di trattamento. La riabilitazione è concepita come una risposta coordinata a bisogni sanitari e sociali multidimensionali, garantendo la continuità dell’assistenza. Questo modello integra inoltre la formazione professionale e il supporto all’inserimento lavorativo come componenti essenziali dei piani riabilitativi individualizzati.

Nel 2024 è stata avviata la Rete di Supporto per i Sopravvissuti alla Tortura (REEST), co-fondata da SaMiFo, con l’obiettivo di promuovere la collaborazione tra i servizi specialistici e i più ampi settori sociali, culturali ed economici, favorendo così sia il recupero sia l’inclusione sociale.

L’articolo “The Rehabilitation of Refugees Who are Victims of Torture in ASL
Rome1 SAMIFO Centre”, a cura di Silvia Capretti, Erica Sansone e Giancarlo Santone, è stato pubblicato sulla rivista Journaly of Rehabilitation Therapy. 

 

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